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  • “Dream in Bloom” di Cheney Chan: un viaggio attraverso simbologia e botanica

    “Dream in Bloom” di Cheney Chan: un viaggio attraverso simbologia e botanica

    Tra le molteplici sfaccettature della moda, uno spazio necessario è quello che occorre riservare ad artisti emergenti e colmi di creatività. Come nel caso dello stilista cinese Cheney Chan. Questi ha presentato la sua nuova collezione “Dream in Bloom” alla sala concerti Salle Gaveau di Parigi durante la Settimana dell’Alta Moda. Lo ha fatto combinando la tradizione della porcellana cinese – che funge da ispirazione centrale – e la botanica, rendendo perfettamente i dettagli di delicati fiori, in un giardino di colori e storie.

    Infatti, così come la tecnica di modellatura della ceramica trae ispirazione dagli antichi metodi di lavorazione, la collezione mette in mostra la tradizione esprimendola attraverso la bellezza della forma nell’abbigliamento, con silhouette modellate da linee curve originanti da attenti processi di scultura e raffinazione dei tessuti, risultando in forme sinuose ed equilibrate, le quali non possono che richiamare lo sguardo sulla bellezza che risiede nella struttura delle cose.

    La collezione, un tributo alla natura ciclica del tempo e della vita, trova come suo perno il numero 12, con il significato mistico che questo porta con sé. Rappresenta infatti la perfezione, l’interezza e l’ordine cosmico nelle tradizioni fin dall’antichità. Dalla mitologia greca al Nuovo Testamento della Bibbia, passando per i 12 mesi, le 12 ore e i 12 segni zodiacali. E la narrazione proposta da Chan, ispirata a numerose storie classiche cinesi, attribuisce ad ogni design una delle 12 caratteristiche fondamentali. Purezza, coraggio, fascino, resilienza, resistenza, passione, libertà, eroismo, indipendenza, chiarezza, responsabilità e autenticità. A solidificare tali aspetti sono le caratteristiche di una galleria di fiori, da sempre considerati strumenti di linguaggio dal profondo valore simbolico e dal grande potenziale comunicativo.

    Lo stilista ha infatti integrato abilmente il bagaglio della cultura filosofica, mitologica e teologica con la bellezza naturale dei fiori e delle farfalle proposti nella collezione, con il dichiarato intento di sollecitare la riflessione ed alimentare un senso di rinascita e trasformazione nello spettatore. “Ogni fiore simboleggia la delicatezza e la vitalità delle donne; ogni farfalla incarna la loro trasformazione e la loro luminosità“, ammette.

    E così osserviamo questi fiori, cercando di assimilare alcuni degli elementi botanici che li caratterizzano ed i sensi relativi al sistema valoriale associato ad essi, e possiamo proporre una serie di interconnessioni e parallelismi tra i capi indossati e i tratti della natura rappresentata.

    Prendiamo ad esempio la rosa, un fiore peculiare che nonostante la sua più classica rappresentazione si distingue in realtà in un enorme serie di varietà, ognuna articolata in significati simbolici e caratteristiche botaniche propri. Seguendo sulla traccia precedentemente proposta, è interessante riportare l’aspetto mistico che illumina la nascita di questo fiore secondo la mitologia greca. La credenza vuole che la dea dei fiori, Cloride, trasformò una ninfa ormai deceduta in un fiore grazioso dai petali cremisi, che conservassero intatta la sua bellezza. Fu poi Dionisio a donarle l’inconfondibile profumo mentre le Cariti, le tre divinità legate alla bellezza, le donarono un aspetto meraviglioso. Grazie all’operato di Apollo, furono infine create le condizioni climatiche adatte per permettere il fiorire di quella che viene considerata la regina dei fiori per eccellenza, con la sua aura di fascino.

    Impossibile poi non notare la luminosità peculiare della calendula, il cui significato rimanda alla guarigione. Non è ovviamente un caso, trattandosi di un pilastro medicinale in tutte le culture. Con le sue proprietà curative, questo fiore si colloca in una sfera simbolica residente ben oltre il valore ornamentale. Ma non solo, questo gioiello dai colori solari vanta una ricca storia culturale in Messico. Spesso associato al ciclo spirituale della vita e la morte, costituisce una scelta perfetta per la celebrazione del Giorno dei Morti, ritenuto in grado di confortare le anime delle persone fisicamente lontane. Spesso viene incorporato nelle “ofrendas” (offerte) insieme ai cibi preferiti, alle candele e ai ricordi del defunto. Queste ofrendas sono allestite per creare uno spazio accogliente in cui gli spiriti possano tornare e godere dei doni riservati loro, e mantenere acceso il senso di responsabilità affettiva da parte dei familiari che si dedicano alla cura della loro memoria.

    Il garofano, dagli eleganti petali, è presente come testimonianza delle tradizioni greca, romana e cristiana, legato ad esse ancora una volta da significati di tipo religioso. Dal greco etimologicamente lo si definisce come “il fiore degli dei”, nome che un certo Theophrastus diede al fiore. Letteralmente “Dianthus”, spesso associato al dio Zeus, cui si offriva in dono. Similmente accadeva nella storia romana: simbolo di Giove e oggetto commemorativo in occasioni sacre. Infine, nella tradizione cristiana si narra che il garofano sia nato dalle lacrime della figura di Maria, dopo aver visto il figlio andare incontro al proprio destino, sul Monte Calvario. E comunque, al di là dei significati assunti nella sacralità in epoche e culture diverse, resta vivido il fascino di questo fiore, che ha conservato un significato positivo di amore, gioia o ammirazione, ma anche passione e resilienza.

    La calla, uno dei fiori più eleganti, deriva dal greco “kalós”, che significa bello, e ne fa un simbolo di pura e delicata bellezza. La narrazione vuole che i fiori della calla fossero scaturiti dal latte materno di Era, dea della terra e della creazione. E da questa radice etimologica ad oggi i significati più diffusi associati a questo fiore restano purezza, perfezione, eleganza e vita eterna. Non stupisce se si pensa che secondo la stessa credenza il fiore abbia la medesima origine della Via Lattea e del cielo stellato in cui siamo meravigliosamente immersi.

    In questo viaggio tra simbolismo e botanica, occorre terminare dove abbiamo iniziato: osservando le contingenze di una sfilata complessa ma al tempo stesso ricca di stimoli, forse proprio per questo. Lo stimolo più tangibile è certamente visivo. Concentrando l’attenzione del pubblico sugli occhi delle modelle, oltre che sulla pelle, in un connubio meticoloso con i fiori freschi e gli ornamenti dei copricapi, lo stilista rende omaggio alla pittura botanica e all’estetica del volto, come d’altronde ci si aspetterebbe da qualcuno che sposi l’innovazione con la tradizione culturale. In particolare risalta il trucco delle modelle, il quale, evocativo di dipinti ad acquerello e inchiostro, ha contribuito senz’altro all’estetica eterea della collezione, ponendosi come ulteriore riferimento alla tradizione cinese.

    Insomma, tra gonne sontuose e balze di tulle, attraverso la carica espressiva di una miriade di colori pronunciati da labbra rosso ciliegia, l’invito di Chan è a guardarsi intorno, e forse anche un po’ dentro. Richiamando le proprie radici senza dimenticare di poter comporre con i frammenti di esse un mosaico di novità e vita.

  • Robert Wun e “Time”: apprezzare la vita e abbracciare la fine

    Robert Wun e “Time”: apprezzare la vita e abbracciare la fine

    english italiano

    Drappeggi e mantelli neri punteggiati di fiocchi di neve, silhouette sgargianti alternate a tessuti essenziali inondati di fiori di ciliegio. Cappotti color pastello cosparsi di farfalle e abiti dalle foglie vivaci. Strati setosi di tessuto color pelle, una guaina rosso sangue ricoperta di perline. Manichini scheletrici e strati di tulle cosmico ricamati con galassie di minuscoli cristalli multicolore, scintillanti nella penombra. Se vi chiedessero di descrivere l’essenza della vita e del tempo, vi accorgereste che c’è poco a cui pensare al di là dell’intrigante spettacolo proposto sotto i riflettori da Robert Wun.

    Lo stilista cinese ha celebrato il decimo anniversario del suo brand con una sfilata di haute couture intitolata “Time“. Nato a Hong Kong, il creativo si è trasferito a Londra dove ha studiato al London College of Fashion. Si è laureato nel 2012 e ha lanciato l’omonimo brand di moda nel 2014. Il marchio ha fatto il suo debutto in passerella a Parigi, nel gennaio 2023, con il supporto di Bruno Pavlovsky di CHANEL. Wun è diventato il primo stilista di Hong Kong a partecipare al calendario dell’Alta Moda nella storia, come membro ospite della Fédération de la Haute Couture et de la Mode. Ha dichiarato che l’obiettivo della collezione era quello di riflettere sul “perché faccio moda, e cosa significa il tempo?“. La risposta che ha trovato è piuttosto semplice ma innegabilmente profonda. “Accettare che un giorno tutto finisca – e che va bene così“.

    Riferisce perciò a Vogue: “Dire che dobbiamo vivere il momento è un cliché, ma davvero quel che fai lo puoi fare una sola volta, quindi è meglio goderselo a prescindere dal successo o dal fallimento“. 

    E per tradurre il concetto del trascorrere temporale in abiti veri e propri, Wun ha immaginato di ritrarre la progressione delle stagioni.

    La sfilata si è aperta con l’inverno, un periodo che rende le persone più riflessive, secondo il creatore della collezione. Un abito nero con un velo abbinato ricamato in cristalli, raffigurante la prima neve che cade, si muove elegantemente tra le ombre della sala. L’effetto è stato ripreso anche attraverso la stesura di uno strato di candore su un sottile mantello che sembrava essere stato fatto a pezzi e poi ricucito, evocando la tecnica del kintsugi. Questa espressione, kintsugi, si riferisce all’arte giapponese di ricomporre i frammenti di ceramica rotti con l’oro, una metafora per invitare ad abbracciare i pezzi rotti di noi stessi come parte indispensabile dell’esperienza umana. E chiaramente, le crepe riparate della ceramica rappresentano il processo di guarigione che conferisce valore al risultato finale, anziché sminuirlo.

    Nella filosofia cinese, i fiori sono belli perché non sono destinati a restare per sempre. Se fiorissero in eterno la gente non troverebbe in loro la stessa bellezza“, spiega Wun.

    Per questo motivo, i fiori e le farfalle protagonisti delle stagioni più calde sono stati raffigurati nella loro decadenza piuttosto che nella loro gloria, poiché è nella loro vanitas che risiede la bellezza. E così, la primavera e l’estate non vanno immaginate come schizzi sfavillanti di colore su un cielo azzurro, piuttosto come timidi ma saggi tratti di matita su uno sfondo di inevitabilità. Pieno di speranza, ma anche al contempo così nostalgico. L’erosione del tempo su ogni essere vivente è stata resa tecnicamente da bruciature ripetute con convinzione nel corso della collezione. Il team ha scansionato i segni del fuoco su un pezzo di organza, l’ha poi stampato su seta ed effettuato ulteriori bruciature sui bordi per enfatizzarne l’effetto. Infine, abiti dal colore rosso vivo e tappeti di foglie tracciano la conclusione del ciclo delineato portando con sé la meraviglia dell’autunno, su uno sfondo che ne renda giustizia, dal suo immaginario suggestivo.

    Tuttavia, la storia non è finita qui. Nella narrazione del tempo che scorre, i quattro look finali rappresentano i quattro strati del corpo umano. Pelle, carne, ossa e anima.

    La pelle viene concretizzata da un abito a bozzolo multistrato, realizzato con sei tonalità di plissé color carne, un cappello di velluto modellato sul viso e stivali con taglio a spirale in pelle stampata. La carne si mostra come una sottile guaina rosso sangue ricoperta da 68500 perle cucite in posizione verticale. Il vestito era apparentemente così pesante (40 chili) da non poter essere nemmeno appeso. Una forma scultorea traslucida con una maschera a casco, indossata con una tuta sartoriale in misto lana e seta, resta sormontata da un manichino scheletrico in impetuoso movimento ad ogni passo. Le ossa rappresentano “una riflessione sul desiderio di immortalità e sull’inevitabile mortalità“. Per concludere, un abito velato e strascicato in grado di richiamare la visione di una miriade di costellazioni ha chiuso la sfilata. Ricamato con 97.000 cristalli Swarovski per un totale di 1430 ore di lavoro manuale, il look di chiusura indiscutibilmente riporta all’intenzione progettuale di una ricreazione della Via Lattea. Dopo aver spogliato la dimensione fisica del corpo e aver assaporato la paradossale meraviglia dell’effimerità della dimensione tangibile, Wun ci conduce verso la magia dell’astrazione spirituale, impartendo un’ultima lezione. 

    Tutto è destinato a perire, tranne l’anima. Perché essa appartiene all’universo e lì ritorna.